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Andrea Diprè FanClub

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ATTENZIONE QUESTO FUN CLUB PUO' NUOCERE GRAVEMENTE LA SALUTE PER L'ALTO LIVELLI DI CAZZATE AL SUO INTERNO.
RICORDO INOLTRE PERO' CHE E' UN FUN CLUB RICCO DI ARTE  ( :rotfl:).
NON MI ASSUMO RESPONSABILITA' IN CASO DI MORTE,MALATTIE,VOMITO,NAUSEA,BLABLABLA INIZIAMO...

 
 

Chi è Diprè?
 

Il Dott. Avv. Andrea Diprè è nato a Tione di Trento nel 1974 e si divide tra Milano, Firenze e Roma. Brillante critico e competente storico dell'arte, è profondo conoscitore dell'arte rinascimentale e manierista.

Studia con particolare interesse le vicende del collezionismo in età moderna e contemporanea.

Ha tenuto conferenze e curato più di 600 esposizioni d'arte in Italia e all'estero e ha pubblicato circa 200 recensioni su altrettanti pittori e scultori.

Il Dott. Avv. Andrea Diprè è anche avvocato.

Il Dott. Avv. Andrea Diprè è convinto che la maggior parte degli artisti di cui continuamente sentiamo parlare non sono che un piccolo, marginale, non rappresentativo aspetto di una realtà infinitamente più complessa e variegata che, con i suoi umori, le sue esuberanze, i suoi furori, sta in penombra. È a questa realtà "sotterranea", a questo arcipelago ancora in buona parte sommerso o inesplorato, che il Dott. Avv. Andrea Diprè, critico d'arte disincantato e coinvolto, si rivolge, con competenza e con la precisa volontà di ristabilire i valori.


Alcuni pensieri del maestro:

L’Arte come ultimo rifugio della natura

Gli artisti generano la sostanza estetica con cui è fatta l’arte, ossia ciò che ci concilia in modo non nichilistico con il fatto evidente che siamo noi stessi a produrre, a creare ciò che chiamiamo essenziale.

Dietro ogni parola che amministra un territorio così vasto, come quello dell’Arte o della Bellezza, appare sempre il confine dei nostri vincoli e limiti cognitivi, e verrà posta senza fine la domanda di pertinenza semantica delle parole (da Prodico alla filosofia analitica), poiché dietro alla parola, dietro alla culturalità c’è appunto l’essere, ossia ciò che è senza perché, come è per noi, in una vertiginosa affinità, l’universo stesso. L’ipotesi è che non si possa chiudere fuori dal pensabile, come dalla porta della Royal Society, il discorso sul mistero.

Ma se del mistero non si potrà avere esperienza, il suo ritrarsi ha lasciato sulla terra la forma cava del sacro, trasformando la sua alterità assoluta in vicinanza attraverso l’umano sentimento. Se c’è una sacralità della materia, ossia se in essa si cela l’origine senza origine, c’è anche quella della nostra coscienza, ossia ciò che supponiamo sia il livello più alto della materia. Così la sua sacralità è la nostra stessa sacralità.

Oggi l’arte è l’ultimo rifugio della natura. Nel senso che la natura della nostra umanità, con tutta la dote interpretativa assegnatale dall’umanesimo trascendentale, e la natura della natura possono ancora parlare solo attraverso la voce marginale dell’arte. (Tutto il resto è sapere e potere della tecnologia). L’arte è cioè l’ultimo rifugio del mistero della natura e quindi di noi stessi. Solo con essa, a volte, possiamo guardare nell’oscurità del possibile e del nulla.

Diventa immagini o parole solo per poter essere scambiata tra gli uomini in modo che quell’irriducibile "esperienza" posta oltre la necessità e il caso assicuri il legame con la nostra stessa trascendenza. Essa è l’avamposto dell’anima verso l’infinito e il testimone splendente del nostro stesso esserne parte.

Tutto questo sarà verosimile se crediamo che pensare non sia altro che ringraziare. Un indugiare, un soffermarsi della mente sul fatto che ci è concesso di pensare. Si ringrazia realmente facendo ciò che crediamo che il donatore si aspetti da noi, ossia lo stesso pensare. Ma se il donatore è l’ignoto dell’alfa, del mistero, l’atto del pensare-ringraziare si autogenera con esso. È così che si espande l’universo stesso. Sostare presso il mistero, soltanto questo! Così anche l’essenza dell’esperienza temporale dell’arte consiste nell’imparare a indugiare. Ciò è forse la contropartita a noi adeguata, cioè finita, di ciò che si chiama eternità.
L’opera d’arte stabilisca un contatto col mistero, come nel mito dove Iride, la musa dei messaggi tra cielo e terra, lambiva l’eterno e ritornava nel mondo in quel tragitto incantato che si dice arcobaleno e che è l’indizio sensibile del soprasensibile. Così la Bellezza è il messaggero dell’attesa (intenzionale) e della grazia (fatale). Una attesa e una grazia che riponiamo nelle mani dell’arte e della poesia.

Dietro il piacere della Bellezza e dietro il suo sogno di fermare il nulla e l’indifferenza, trapela la forma stessa di una dignità terrena che noi chiameremo spiritualità in cui poter credere e dove poter vivere.

Andrea Diprè

 
Galleria immagini:
 
Sta galleria è solo per riempire un po il topic ma è totalmente inutile non la guardate...


 
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Iscritti:
 
-Cacca
alex2196
 
 
 
Quando si raggiungerà un certo numero di iscritti si aprirà un primo contest

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Mo che ci ho pensato non so se è possibile tenere aperto questo fun club (Anche se in realtà non è un vero e proprio fun club :rotfl:).

I video di Diprè hanno termini e temi volgari e non sono censurati il che va contro il regolamento e nel forum ci sono svariati minorenni. :ahsi:.

@Carisma20

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Diprè, ancora non ho capito cos'è, l'unica cosa che so per certo è che è un buffone, ahimè per mia sfortuna ho avuto il (dis)piacere di vedere alcuni suoi video con "personaggi" noti, e ho visto anche questo...hahahhaha ci vuole coraggio...anche a presentarsi in un certo modo xD

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