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TrinacriaZone - Siciliani, si nasce!

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Non sentite il bisogno di parlare il vostro dialetto? :pea:

Dire tutto quello che non avete mai avuto il coraggio di proferire, utilizzando la dialettica più colorita ed enfatica d'italia?! :mki:

 

Cosa aspetti!

 

Na stu casu muvitivi carusi! :addictina:

 

Sfogati, o semplicemente comunica!

Mi raccumannu! Parlamu pulitu o si scippa.  :scrut:

-

 

Dalla nostra bellissima Sicilia:

 

Regole grammaticali del dialetto:

Regola principale nella lettura del siciliano:

Una parola che contiene "dd" + vocale si legge come se tra "dd" e la vocale ci sia una "r".

Esempio:

"Iddi" (significa "loro") si legge "iddRi".

-

Articoli:

"lo" e "il" diventano "u"
"la" diventa "a"

"le" diventa "i"

 

Verbo essere:

I sugnu
Tu si
Iddru è
Nantri (o nautri, o natri) semu
Vantri (o vautri, o vatri) siti
Iddri sunnu

 

Verbo Avere:

I aiu (oppure "I c'aiu")
Tu ha (oppure "Tu c'à/ai")
Iddu/Idda avi (oppure "Iddu/Idda c'annu")
Natri/Nantri/Nautri avemu (oppure "Natri/Nantri/Nautri c'avemu")

Vatri/Vantri/Vautri aviti (oppure "Vantri/Vautri/Vatri c'aviti")

Iddi annu (oppure "Iddi c'annu")

 

Colori:


nero = nivuru
bianco = viancu/biancu
blu = blu
verde = virdi
giallo = giallu
marrone = marruni/marrò
arancione = aranciuni/arancioni
rosso = russu

 

Numeri:

1 = unu
2 = dui/rue/du
3 = tri
4 = quattru
5 = cincu
6 = sei
7 = setti o siette
8 = uottu
9 = novi
10 = deci o reci
11 = unnici
12 = dudici o rurici
13 = tridici o tririci
14 = quattoddici
15 = quinnici
16 = sirici
17 = riciasiette
18 = riciotto
19 = riciannove
20 = vinti

 

Detti, frasi tipiche, nomi tipici e storpiature di nomi:

Frasi tipiche:

"Ma tu vadda a chistu" o "talia chistu" (ma guarda tu questo. Quando si vuol indicare una persona eccentrica o che fa roba strana xD).

-

 

"Un ci tiru assà" (non ci tiro molto, non mi fa/fanno/tutte le coniugazioni del verbo "fare" impazzire, riferito a cose e/o persone).

-

"Va curcati ca è taddu" (vai a dormire che è tardi. Usato anche per mandare a quel paese l'interlocutore oppure per fargli capire gentilmente che quel che dice non ha senso/non è molto intelligente).

-

"Ch'è beddra sta picciotta" (ch'è bella questa ragazza. è il modo più casto in assoluto per dirlo, da usare preferibilmente con l'espressione -> :fua:).

-

"Astutati" (letteralmente significa "spegnere", ma viene usato anche per dire "stai zitto" (come anche "chiui 'sta cascia", chiudi questo cassetto, riferito alla bocca) in maniera sgarbata e aggressiva. Mai dire ad un siciliano questa parola, o nella migliore delle ipotesi si farà un panino con la tua milza (cosiddetto "pani c'à meusa", molto apprezzato quaggiù).

-

"Babbasuni, babbu, babbasunazzu, carduni, calannaruni" (significano tutti idiota, stupido, cretino. Non sono un insulti pesanti (almeno non per noi xD) né volgari, per questo i siciliani lo usano spesso, anche in modo affettuoso).

-

"Piciulluni, pilluni, ciolla (quest'ultimo è mooolto volgare)" (per dire min****ne).

-

" 'Milla" (contrazione di "sucamilla" o "annacamilla", ovvero "succhiamela" o "dondolamela"...non credo serva specificare cosa :pea:).

-

"Manciasti?" (Hai mangiato? Cosa chiedono sempre mamme e/o nonne quando chiamano figli e nipoti, dopo il "come stai?" (a volte prima). Anche quando sono entrambe presenti ed hanno sentito benissimo la risposta alla stessa domanda fatta dall'altra).

-

"Comu veni si cunta"/nzoccu nasci vattiamu" (come viene si racconta/quel che nasce si battezza.

In pratica si accettano le cose così come sono, ci si adegua alle situazioni (è il nostro forte)). xD

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"Semu/sugnu scacciati/u" (siamo/sono schiacciati/o, poveracci in pratica xD).

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"Fari u babbu pì un gniri a guerra" (Fare lo stupido per non andare in guerra. Ovvero fare il finto tonto, fingersi stupido per non fare qualcosa).

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"L'acqua ti vagna e un ventu t'asciuca" (anche t'asciuga come in italiano) (l'acqua ti bagna e il vento ti asciuga. Può riferirisi a persona incurante o incorruttibbile).

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"Dindra/dintra un gricchiu ti trasi e di ll'antru ti nesci" (da (oppure in) un orecchio ti entra e dall'altro ti esce. Per dire che te ne stai fregando di quel che ti dicono o succede o è successo).

-

"Babbiu/babbiava" (scherzo, scherzavo. Di solito lo diciamo dopo uno scherzo pesante, a mo' di scusa. Da questo verbo il termine "babbu" già citato, ovvero: uno stupido, idiota, cretino, uno che scherza sempre e/o se ne frega delle conseguenze di quel che fa).

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"Mi stati n'ta minchia!/Mi stati n'capu i palli/un vi pozzu vidiri" (Mi state sulla mi...cia/Mi state sulle palle/non vi posso vedere. Tutti per dire non vi sopporto proprio/non vi posso nemmeno vedere).

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"Vossia -> da Vossignoria -> da Vostra  Signoria -> voi" (Per rivolgersi a persone di riguardo, gente laureata, medici, notai ecc.. qualche volta anche al "capo famiglia" o ai nonni. Non si usa più, è un termine arcaico, forse solo nei piccoli paesini dell'interno isola).

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"Cummà, compà, mbà, mbare, frà, fratè, sò, soru, cuscì, beddu/a mè (da pronunziare come fosse un unica parola)":

(compare, amico d'infanzia (cummà, compà, mbà e mbare sono la stessa cosa, anche se spesso l'ultima, "mbare", è usata di solito in maniera ironica o per rimproverare qualcuno, facendogli capire che si sta prendendo un'eccessiva confidenza oppure che sta sbagliando. Per capire se è detto in tono cattivo o affettuoso basta ovviamente ascoltare come la parola viene pronunciata, e si capirà subito: i siciliani difficilmente si trattengono dal dire che qualcosa non gli quadra xD); fratello (frà e fratè sono la stessa cosa); sorella (sò e sorè sono la stessa cosa); cugino; bello/a mio/a. Sono tutti modi per chiamare o definire affettuosamente qualcuno, quando qualcuno risponde "salutam' a zia" (salutami la zia) come battuta alla troppa confidenza evidentemente non gradita).

-

"A cu arriscinni?/A cu apparteni?" e "Di dunni cali?" (Le prime due: "a chi appartieni?". Nel senso qual è la famiglia di cui si fa parte, che origini si hanno. L'ultima: "di dove sei?". Equivale alle due espressioni precedenti ma si usa spessissimo anche per dire "da dove vieni?", nel senso "dov'eri prima di venire qui?").

 

Detti:

Quannu un malu tempu (o tiempu) veni di n'susu pigghiti (o pigghiati) i panni e mettili nt'o (nn'o) purtusu (pirtuso/pittusu) , quannu u malu tempu veni r'u mari pigghiti (o pigghiati) in panni e vattinni (o vatinni) a lavari.

[Quando il brutto tempo viene da sopra (dalle montagne) prendi i vestiti (roba sporca) e mettili nel buco (a casa), quando il cattivo tempo arriva dal mare prendi i vestiti e valli a lavare ^^

Significa che se il cielo è coperto sulle montagne la pioggia (o nuvole) durerà di più che se arriva dal mare, ipotesi in cui dovrebbe tornare il sole in tempi brevi].

-

Di li parrini si pigghianu i vini.

[Da madrina e padrino - di battesimo - si prende un po' del carattere o comportamento].

-

Cu s'assimigghia (assumigghia) si pigghia.

[chi si somiglia si piglia) nel senso dell'italiano "ognuno con i suoi simili"].

-

Ogni tavola è trazzera, cu passa s'assetta e mancia.

[Questa merita perché racchiude il bello e il brutto del siciliano, vi ricordate la scena del matrimonio del film di Checco Zalone "che bella giornata"? ecco..un po' esagerato ma in Sicilia è più o meno così, il proverbio significa in realtà "quello che è mio è tuo" (tranne mia figlia direbbe un buon padre siciliano doc xD ) mi casa es tu casa, o come volete, le trazzere sono stradine di campagna, dove chiunque passi è il benvenuto, la seconda parte del provarbio infatti dice: Chi passa si siede e mangia].

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Pi oggi manciammu, rumani (domani/dumani) pensa Dio.

[Per oggi abbiamo mangiato, domani se Dio vorrà (ci pensa Dio)].

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Cu sarba (sarva) pi dumani sarba p'i cani.

[Chi conserva per domani conserva per i cani (riferito al cibo o ad altro di deperibile e non più buono)].

-

A farina si sparagna quannu u saccu è chinu.

[ciò che si possiede, la farina in questo caso, si risparmia quando il sacco ne è pieno, non c'è bisogno di spiegare].

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Un s'ha dittu mai bedda sicca, aiu sintutu sempri bedda 'rossa.

[non si è mai detto bella magra, ho sentito sempre bella grossa].

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Sali metticcinni na visazza, conzala comu voi sempri è cucuzza.

[Metti una bisaccia di sale, condiscila come vuoi, è sempre zucca, per dire che certe cose, anche se abbellite in qualche modo o dette con molti giri di parole, rimangono sempre le stesse].

-

Agneddu e sucu e finiu vattiu.

[Agnello e sugo ed è finito il battesimo, ovvero le feste sacre si aspettano più per il banchetto che per altro. Si usa anche come frase conclusiva ma sconclusionata (nel senso: ed è finita così)].

-

Cchiù scuru di mezzanotti un pò fari.

[non può esserci più buio di quanto ce ne sia a mezzanotte, è un altro modo per dire "fatto 30 tanto vale far 31". Oppure che al fine non c'è mai peggio].

-

Ivu pì futtiri e ristavu futtutu.

[Ho provato a fregare e sono rimasto fregato].

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L'aceddru indra a gaggia o canta p'amuri o canta pì raggia!

[L'uccello in gabbia o canta per amore oppure per rabbia].

-

Cu nasci tunnu (o "tonnu") un pò moriri pisci spatula/Cu nasci cucuzza nun pò moriri citrolu/Cu nasci tunnu un pò moriri quatratu.

[Chi nasce tonno non può morire (pesce) spatola/Chi nasce cocomero (o zucca) non può morire cetriolo/Chi nasce tondo (tonno e tondo si scrivono e dicono anche allo stesso modo). Per dire che certe persone sono sempre le stesse dalla nascita alla morte, oppure che certe buone o cattive abitudini o pregi e virtù non si perdono mai].

-

Cu pratica cu zuoppu all'annu zuppicchia.

[Chi pratica lo zoppo entro quest'anno zoppica. E' come dire, se pratichi un fumatore entro l'anno fumi anche tu...La sua validità è stata testata in molti campi XD].

-

A tempi i carestia, ogni puttusu/pirtusu è galleria.
[in tempo di carestia, ogni buco è galleria, c'è poco da dire sul significato :opspea:].

-

Amicu amicu, nto culu ta stricu.
[Amico amico, nel culo te la "strofino". Riguarda le false amicizie].

-

O siccu, o saccu. 
[O tutto o niente].

-

O chisstu/chistu o rocchi.

[O questo oppure pietre, ovvero nulla...per dire "accontentati"].

-

Aiutiti ca Diu t'aiuta.

[Aiutati che Dio ti aiuta].

-

Cu mori, mori a cuntu sua!

[Chi muore, muore a proprio conto].

 

Nomi tipici:

Calogero/a, Carmelo/a, Carmine, Rosario/a, Antonino/a, Antonietta, Rosalia, Brigida, Concetta, Tommaso/a (Maso, Masinu/a) , Pietra, Saveria, Salvatrice (Salvina), Gaetano/a, Assunta, Crocifissa, Catena, Incatenata, Castrenze/a, Tindaro/a (nel messinese), Santo/a e derivati.

 

Storpiature dei nomi:

Agata: Ajta.
Agostino: Austinu, Austineddu.
Alberto: Libbettu, Bettu.
Alfonso: Fofò, Fonziu.
Alessandro: Lisciànnaru, Sciànnaru, Sandro.
Andrea: 'Ndria.
Angela: Lina, 'Ngiulina.
Angelo: 'Ngiulinu, Lino.
Anna: Annita, Annina.
Antonino: Ninu, Ninuzzu, Ninetta.
Antonio: 'Ntoniu, Totò, Ntò Ntò.
Baldassare: Badassanu.
Bartolomeo: Bartolo.
Benedetto: Nittu, Nittuzzu.
Bernardo: Binnardu, Binnu, Nardo.
Biagio: Brasi, Biasi.
Calogero: Lillo, Lillu, Liddu, Caloriu, Rio, Gero, Calò, Caliddru.
Caterina: Tera, Terina, Erina, Titilla, Titì.
Carmela: Mela, Meluzza, Melina.
Corrado: Uzzu, Currau, Curraiuzzu, Ducciu, Dinu (Dinu usato anche per Diego).
Domenico: Mimmo, Mimì, Minicu, Micu, Mico, Micuzzu.
Filippo: Fifì, Pippo.
Filomena: Fina, Mena.
Francesco: Franciscu, Cicciu, Ciccinu, Francu, Ciciu.
Gaetano: Tanu, Tanuzzu, Itanu, Ajtanu, Nuzzu.
Gaspare: Aspari, Asparu, Asparinu, Aspanu.
Giacomo: Giacominu, Jaco, Mino.
Gioacchino: Jaco, Jachinu.
Giovanni: Giuvanni, Giuvanninu, Vanni, Vannuzzu.
Girolamo: Mommu, Mimmo, Mino.
Giuseppe: Peppe, Pippinu, Pinu, Pepè, Piddu, Piu, Pippo, Pippuzzu.
Ignazio: 'Gnaziu, 'Gnazzinu, Zinè.
Isabella: Sabedda.
Leonardo: Dinu.
Liberale: Libberanti.
Lorenzo: Lollo, Renzo.
Maria Grazia: Mara Razia, Graziella.
Nicola: Niculau, Cola, Culicchia.
Nunzio: 'Nzulu.
Onofrio: Nofiu.
Paola: Palidda.
Roberto: Bertu.
Rosario: Saro, Sariddu, Sasà.
Rosetta: Rusidda, Rusinedda.
Salvatore: Tore, Turi, Turiddu, Totò, Sasà.
Saverio: Sciabè.
Sebastiano: Bastianu, Bastianeddu, Bastianazzu.
Stefano: Fanu.
Vincenzo: Vicenzu, Enzu, 'Nzinu, 'Nzulu, 'Nzuliddu, Vicè, Cecè.
Vito: Vitticchio, Vituzzu.

 

Ricette:

Agnello pasquale:


Ingredienti:
Per la pasta di mandorle:
- 1 kg di mandorle (pelate e macinate);
- 800 gr di zucchero;
- 250 ml di acqua;
- Un pizzico di vaniglia.

Per la pasta di pistacchio:
- 1/2 kg di pistacchio (macinato);
- 400 gr di zucchero;
- 125 ml di acqua;
- Un pizzico di vaniglia.

Per la glassa (chiamata "velata" in sicilila):
- Zucchero a velo q.b.;
- Acqua.

Decorazioni:
- Palline di zucchero argentate;
- Ovetti di cioccolato.

Preparazione:
Per la pasta di mandorle:
Sciogliere lo zucchero con l'acqua, una volta sciolto aggiungere le mandorle e mescolare energeticamente fino ad ottenere una palla omogenea. Una volta fatto, stendere la pasta su una spianatoia, una volta raffreddata passarla in frullatore.

Per la pasta di pistacchio:
Lo stesso procedimento.
(La parte più difficile) Una volta pronte le due paste, iniziate a lavorarle e fare con una parte della pasta di pistacchio un salsicciotto e metterlo al centro di una parte di pasta di mandorle in modo da fare un piccolo agnellino.
Per fare la glassa sbattere lo zucchero a velo con dell'acqua fino ad ottenere un composto tra liquido e denso bianco. rivestire gli agnellini di questa "velata" e decorarlo con le palline di zucchero e mettere 2 ovetti sul dorso.

Invece della velata potete anche ammorbidire un po' di pasta di mandorle e fare la pelliccia dell'agnellino con il sac à poche...

 

Arancini siciliani:

Ingredienti (dosi per circa 10 arancini)

Per il riso:

  • 250 gr di riso per timballi
  • 3 tuorli di uovo
  • 1 bustina di zafferano 
  • 30 gr di burro
  • 100 gr di parmigiano grattugiato
  • Sale q.b.

 

Per il ripieno:

- 150 gr di carne macinata di bovino

- 1/2 cipolla

- 25 gr di burro

- 2 cucchiai da minestra di olio di oliva

- 100 gr di piselli

- 100 gr di formaggio tipo caciocavallo o scamorza

- 2 cucchiai da minestra di concentrato di pomodoro (oppure un pomodoro pelato)

- 100 ml di vino rosso

- Sale q.b.

- Pepe q.b.

 

Per la panatura:

- 2 uova

- Pangrattato q.b.

- Olio per friggere

 

Preparazione:

Lessate il riso in circa 600 ml di acqua poco salata in modo che nel corso della cottura si asciuga quasi totalmente l’acqua e l’amido risulta tutto nella pentola rendendo il riso asciutto e anche appiccicoso. Nel frattempo sciogliete lo zafferano in un paio di cucchiai di acqua e unitevi i tuorli, infine aggiungete il tutto al riso. Completate con il  parmigiano grattugiato e il burro e mescolate per bene, lasciando poi raffreddare il tutto.

 

Nel frattempo preparate il condimento per la farcitura facendo soffriggere la cipolla tritata finemente in una pentola con l’olio di oliva e il burro. Unite la carne macinata, salate e lasciatela rosolare a fiamma alta. Aggiungete il vino rosso e fatelo sfumare. Unite quindi il concentrato di pomodoro diluito in 200 ml di acqua. Salate e pepate e lasciate cuocere per circa 30 minuti.

 

In una pentola a parte fate cuocere i piselli con poca acqua per circa 10 minuti. Nel frattempo tagliate a cubetti il formaggio. Quando i piselli saranno cotti ma ancora ben sodi spegnete la fiamma e uniteli al ragù, scolandoli dell’eventuale acqua in eccesso.

 

Appena il riso sarà freddo iniziate a comporre gli arancini. Mettete sulla mano uno strato sottile di riso e schiacciatelo. Formate un incavo al centro e mettetevi un cucchiaio di ragù e piselli e un paio di cubetti di formaggio, poi un altro strato di riso. Quindi modellate gli arancini cercando di ottenere la classica forma di pera. Continuate fino a terminare gli ingredienti.

 

Passate tutti gli arancini così ottenuti nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato e friggeteli in abbondante olio bollente. Usate un tegame profondo e piccolo di diametro in modo che gli arancini siano totalmente immersi nell'olio. Usate un mestolo forato per calare gli arancini nell'olio e per tirarli via quando saranno ben dorati. Disponeteli su carta assorbente da cucina e serviteli caldi preferibilmente.

 

Braccialetti di Nicosia:

Ingredienti:
Per la pasta dei braccialetti:
- 500 ml di acqua;
- 400 g di farina 00;
- 6 uova circa;
- 60 g di strutto;
- 60 g di zucchero;
- Olio di semi per friggere;

Per guarnire:
- Zucchero q.b.;
- Cannella in polvere q.b.;

Preparazione:
Fare bollire l'acqua con lo strutto e lo zucchero, quindi versarvi la farina setacciata poco alla volta, mescolando continuamente per il tempo necessario (5-10 minuti) affinché il composto prenda il colore della cera e si stacchi dalle pareti del tegame.
Versare l'impasto in una terrina, lasciarlo intiepidire e cominciare a incorporare un uovo intero per volta fino a ottenere un composto omogeneo né troppo molle né troppo consistente. Quindi con le mani unte di olio formare dei bastoncini grossi quanto un dito e lunghi 10 cm circa e unire le estremità formando dei braccialetti.

Immergere i braccialetti di Nicosia poco per volta in abbondante olio caldo a 170 °C, rigirandoli di tanto in tanto fino a farli gonfiare e dorare da entrambi i lati, quindi riporli su carta assorbente in modo che perdano l'olio in eccesso.
Ancora caldi, passare i braccialetti di Nicosia nello zucchero semolato misto a un po' di cannella e servirli.

 

Salame Turco (alias Salame al cioccolato xD):

Ingredienti:
- 500 g di biscotti secchi;
- 100 g di zucchero;

- 60 g di cacao amaro;
- 50 g di burro;
- 1/2 bicchiere di latte;
- Un uovo;

Preparazione:
In una terrina amalgamare l'uovo con lo zucchero, quindi aggiungere il burro sciolto a fiamma bassa con il cacao amaro setacciato e continuare a mescolare, Successivamente aggiungere un po' di latte a filo fino a ottenere un composto omogeneo ma abbastanza duro e consistente, quindi unire i biscotti secchi, sbriciolati in modo grossolano, e mescolare per un altro po' di tempo.

Stendere il preparato su della carta stagnola e arrotolare con le mani per creare la forma di un salame, quindi chiudere le estremità della carta stagnola e riporre il salame turco in frigorifero per almeno quattro ore o nel congelatore per due ore prima di servirlo tagliato a fette.

Variante:
Una variante un po' più ricca del salame turco è quella che prevede l'aggiunta di mandorle e pistacchi sbriciolati e/o un po' di liquore tipo rum o Marsala. Per dare un effetto visivo più realistico si può poi cospargere il rotolo con dello zucchero a velo prima di riporlo in frigorifero.

 

Info su i cudduruni (focacce):

Il cudduruni è un impasto molto simile a quello della pizza (intesa come quella del panetterie, non del pizzaiolo). Indi la sua base è costituita da farina, acqua e lievito. L'impasto lievitato viene condito con pomodoro pelato, cipolla, acciughe, aromi vari. Va mangiato caldo.
Nelle città come Lentini e Carlentini la presenza del cudduruni è certa e sono famosi in tutto il mondo.
Il cudduruni è presente anche a Ciminna, Lercara Friddi, Favara e altri paesi limitrofi in Sicilia.
In particolare durante sagre e/o feste di paese è prodotto in quantità maggiori.
Similitudini si possono trovare con lo sfincione di Palermo.
Il termine "cudduruni" credo sia intraducibile in italiano. Esiste dalle nostre parti una forma di pane rotonda, a forma di corona, che viene chiamata "cuddura". Penso quindi che fra "cudduruni", "cuddura" e corona, possa esserci una certa correlazione. "U cudduruni" è un tipo di pane grezzo che si preparava un tempo schiacciando un pezzo di pasta lievita, possibilmente ottenuta dai ritagli delle focacce, e posto senza alcun condimento nel forno con la brace ancora dentro.
Oggi si può chiedere nelle pizzerie in sostituzione del pane per accompagnare gli antipasti o anche come alternativa alla pizza, da parte di coloro che non vogliono o non possono mangiare quella condita con salse, formaggi, salumi ed altro. Naturalmente un conto è "u cudduruni" preparato con la pasta lievitata con il "crescenti" ed un altro con quella lievitata con il lievito di birra come più facilmente si può trovare nelle pizzerie. La differenza si sente immediatamente dato che il "cudduruni" si mangia ancora caldo.
L'aroma di quello fatto con il lievito naturale ci riporta con la mente alle distese assolate di grano maturo; Sembra addirittura di ascoltare il cinguettio degli uccelletti che felici svolazzano solitamente in gran numero su tali campi. Inutile dire che sul "cudduruni" si può mettere sale, olio, origano, formaggi vari e tutto quanto più piaccia.

 

Panelle:

Ingredienti:
- 500 grammi di farina di ceci;
- 1,5 litri circa di acqua;
- Sale e pepe q.b;
- Un ciuffo di prezzemolo tritato;
- Olio di semi per friggere.

Preparazione:
Far sciogliere, a freddo, la farina di ceci nell’acqua,con il sale e il pepe, facendo molta attenzione che non si formino grumi. Cuocere a fuoco basso, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno (bisogna fare attenzione a non farla attaccare al fondo della pentola), fin quando otterremo una crema piuttosto morbida ma ben compatta. Prima di fine cottura, continuando a mescolare, aggiungere il prezzemolo tritato.
A questo punto spalmare l’impasto ottenuto su delle apposite formine di legno. Io lo spalmo, ad uno spessore di 2-3 mm., su dei piatti piani (vanno bene anche piattini da caffè). Fare raffreddare e, se abbiamo usato i piati piani, tagliarle in quattro. Scollare le panelle molto delicatamente dai piatti, adagiarle in un altro piatto (si possono anche sovrapporre) e friggerle (possibilmente in friggitrice) in abbondante olio bollente. In pochi minuti saranno imbiondite e le metteremo su carta assorbente da cucina. Vanno mangiate calde con appositi panini (“mafalde”, “mafaldine”, ecc.), ma in mancanza va bene qualsiasi pane bianco.

 

Pasta a forno alla palermitana:

Ingredienti:

Per il sugo:
- 200 gr Carne bovina tritata
- 200 gr Carne di suino tritata
- 1 Cipolla media
- 4 cucchiai di olio d’oliva
- 200 gr Piselli sgranati
- 150 gr Concentrato di Pomodoro
- 1 Bicchiere di Vino Rosso
- Sale q.b.
- Pepe macinato q.b.

Per il ripieno:
- 400 gr Pasta formato Anelli Siciliani
- 100 gr Caciocavallo grattugiato
- 100 gr Primosale (Tuma) o mozzarella
- 100 gr Prosciutto Cotto a fette
- 2 Melanzane
- Pangrattato q.b.

Preparazione:
Preparate il ragù soffriggendo la carne macinata con mezza cipolla, aggiungete poi l’estratto di pomodoro ed allungate con qualche bicchiere d’acqua, salate e lasciate cuocere a fuoco lento per circa un’ora, mescolando di tanto in tanto, sino ad ottenere un sugo denso e corposo.
Tritate la cipolla rimasta e, in un altro tegame, fatela imbiondire con un cucchiaio d’olio, dopo qualche minuto aggiungete i piselli sgranati, un bicchiere d’acqua e lasciate cuocere sino a quando i piselli non saranno teneri.
Mentre ragù e piselli terminano la cottura, friggete in poco olio le melanzane tagliate a fette sottili e sistematele su carta assorbente per eliminare l’olio superfluo.
Ungete una pirofila, spolveratela con il pangrattato e foderatela con le melanzane fritte.
Lessate gli anellini in abbondante acqua salata, scolateli, versateli in una ciotola e condite con il ragù, i piselli, il prosciutto e il primosale, o la mozzarella, tagliati a pezzetti, ed il caciocavallo grattugiato. Dopo aver amalgamato gli ingredienti versate il composto nella teglia foderata di melanzane e spolverate la superficie del timballo con abbondante pangrattato.
Infornate per circa 20 minuti a180/ 200 gradi. Sfornate gli anellini quando la crosta di pangrattato sarà ben dorata.
Prima di servire fate riposare per circa 7/8 minuti.

 

Pezzi di storia:

Bando pubblicitario per la Targa Florio, corsa storica siciliana, e non solo. è una frase di uno "strillo" dei banditori, riassunto un pezzo di Renzino Barbera, poeta siciliano:

“Sintiti Sintiti“
Ca rumani ci sunnu li cursi d’automobili
Tiniti attaccati n’casa
picciriddi, cani, porci e jaddini,
Cu mori, mori a cuntu sua
E lu Sinnicu sinni scutulia!
-
Ascoltate. Ascoltate
Che domani ci sono le corse delle automobili,
Tenete legati in casa
bambini, cani, maiali e galline
chi muore muore a proprio conto (prendendosene la responsabilità)
e il sindaco "se ne lava le mani" (lett. "se ne scrolla").

 

Collegamenti esterni (cliccare per saperne di più!):

Il tascio:
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Tascio

 

Ringrazio di cuore:

@Wolf per aver ideato questo fiorente quanto interessante topic.

@Kin*, @psx, @Joker994, e @mauro_999 per gli utilissimi aiuti forniti e l'enorme interesse (siete stati e siete tutt'ora fantastici!).

@davide, @Carisma20, @Foroso, @Mitraell, @Dreamofangel, e @CriticalError e tutti gli altri siciliani (e non) per l'assiduo interesse.

@Yoruichi* per le ricette passate, presenti e future! :asd:

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Sentenze generali - Regole del trattare e del giudicare (di questi esiste anche una versione toscana)

1. Acqua, cunsigghiu e sali, senza dumannatu nu nn'hai a dari - Acqua consiglio e sale, non dare a chi non li chiede

2. Acqa e focu, dacci locu. Acqua e fuoco dagli luogo.

3. Acque e focu, 'un ci pigghiari 'mprisi - Acqua e fuoco, non li affrontare.

4. A cu ti po' pigghiari chiddu chi hai, dacci chiddu ca t'addumanna - A chi può prendere ciò che hai, dai ciò che ti chiede.

5. A cursa longa lu bon cavaddu pari - Nella corsa lunga un buon cavallo si manifesta.

6. Ad àrvulu carutu ognunu curri e fa ligna - Ad albero caduto ognuno corre e fa legna.(1)

7. A facci irata teni a 'ucca sirrata - Davanti a faccia adirata tieni la bocca chiusa.

8. A la calma, bunazza e letu jiri, ogni cucchieri sapi navicari - In calma, bonaccia e lieto andare, ogni cocchiere sa navigare.

9. A li corpi di marteddu si canusci a magagna - Ai colpi di martello si conosce la magagna.

10. A locu unni 'un si' canusciutu, comu si' vistu si' raffiguratu - In luogo dove non sei conosciuto, come se i visto sei ritenuto/giudicato.(2)

(1) Lo ricorda Ludovico Ariosto, Orlando furioso c. XXXVII, 106: 'Com'è in proverbio: ognun corre a far legna all'arbore che 'l vento in terra getta.'

(2) Corrisponde al latino: Habitus virum facit - Il portamento (o l'abitudine) fa l'uomo.

*continua...*

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figu lu sicilianu :ooo: bastu aggiungeru la u alla fine dellu parolu, veru? :ooo: XD

 

mi piace molto come dialetto, a differenza di quello abruzzese che è solo molto grezzo :asd: non lo parlo mai ò_ò

 

ch cacat d dialett che è lu nostr, 'nz po s'nd

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A prima lezioni a mia?! [La prima lezione a me?!] (è facile da capir ma devo metterlo xD)
iniziamo col presente indicativo del verbo essere Asd.gif
I sugnu
Tu si
Iddru è
Nantri (o nautri) semu
Vantri (o vautri) siti
Iddri sunnu

 

 

verbo avere :

Iu ciaiu
Tu ciai
Iddu ciavi
natri ciavimu
vatri ciaviti
Iddi cianu

p.s. se una parola finisce in o sostituite con la u awes.png

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Cam si usa vantri o vautri, a seconda di dove ti trovi xD

Ed ti consiglio di sistemare il verbo avere nella forma "i c'aiu ecc..." così mi sembrano scorretti  :mhm:

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