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Bàvit

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Posts posted by Bàvit


  1. Il nostro primo incontro.

    Ti aspettavo in stazione,
    E solo al pensiero il mio treno di carne, sbuffava vapore.
    Poi ti vidi, tra tutta quella gente,
    Il week end era tutto nostro,
    Io e te con il mio carnoso mostro.
    La timidezza iniziale,
    l'ansia, le paure, svaniron d'incanto,
    Mentre eravam l'una di fronte all'altro.
    Andammo a mangiar in quel bel ristorante e brividi freddi vi eran sulla tua pelle.
    Su mio dolce splendore, siediti sulle mie gambe e ti donerò il mio calore.
    Ti sedetti su di me,
    I nostri corpi erano vicini, all'interno dei miei pantaloni qualcosa stava cambiando.
    Come in una foresta di jeans,
    Nella sua tana di stoffa,
    Il mio roseo e venoso felino senza arti,
    Si destava dal suo letargo
    Pronto a dar la caccia alla tua fradicia passerotta.
    Le nostre labbra si incontrarono in caldi baci,
    Per poi sfociar in focosi avvinghiamenti senza ritegno
    mentre nel mio vulcanoso scroto ribolliva bianco magma,
    che scosso dal terremoto della mia voglia di inforcarti,
    si preparava ad una futura eruzione.
    Saturi di cibo e di alcolici, salimmo nella nostra stanza, e poco dopo,
    Le nostre mani cominciarono ad esplorare i nostri corpi vibranti di desidero.
    Una tenera sorgente di liquido umoroso,
    Inzuppava le mie dita,
    mentre il mio turgido baston d'amore,
    sbavava resina come un epilettico in piena crisi sulle montagne russe.
    Ti liberai da quelle inutili vesti che separavano il tuo corpo dalla mia bocca famelicha.
    Come i rulli e le spazzole di un autolavaggio,
    le mie labbra e la mia lingua,
    lustravano e inceravano minuziosamente la carrozzeria clitoridea del tuo fiore,
    mentre come un grezzo muratore con un martello pneumatico,
    le mie dita entravano e uscivano da te,
    abbattendo le tue tue pareti di piacere.
    Ricordo poi che come due gioiosi e innocenti bambini che si incontrano nel cortile il primo giorno d'asilo,
    la mia cappella strinse amicizia con la tua trachea.
    Che splendore,
    come una coperta nel freddo d'inverno, le tue strette tonsille,
    scaldavano il mio pelato bambino cieco focomelico nel loro tenero abbraccio.
    Ed è giunta l'ora di metter l'arrosto nel forno.
    La tua tenera vulva,
    accoglie il mio turgido e nodoso salice piangente senza rami
    come una panetta di burro si farebbe trafiggere da un coltello caldo.
    Che il canuto ed impotente suino capo del paradiso mi fulmini,
    se non mi prese fuoco il tronco venoso,
    nel tuo calor di donna.
    Che meraviglia,
    I tuoi languidi mugolii di piacere,
    Spompinavano i miei timpani,
    Mentre come in un torneo medioevale,
    il mio fiero cavaliere Ser Nerchia nerboluta dall'elmo purpureo, lambiva il tuo scudo uterino.
    Il mio spiumato uccel privo di becco,
    Come un nero corvo prese a gracchiare,
    Mentre inebriato dal tuo profumo,
    Stavo per spruzzare.
    Poi mi sentii come un angelo in paradiso,
    Mentre sborravo guardando il tuo bel viso.


  2. Cari utenti del forum, oggi vorrei iniziare una discussione su un tipo di umorismo non apprezzato alla meglio: il black humor

    Questo è testo che ho preso da La Fabbrica del Degrado

     

    ho scelto di condividere questo pensiero che spiega in modo chiaro quello che una pagina come la FdD vuole trasmettere con il suo Umorismo che la contraddistingue da sei anni, e perchè no, cercare di aprire la mente a questi ottusi moralisti da tastiera che pensano che segnalando una pagina contribuiscano a migliorare il mondo in cui vivono.

    "Penso che gli esseri umani non siano fatti per essere sempre seri e per ridere solo ogni tanto. Sono fatti per ridere sempre e per essere seri una volta ogni tanto. Penso che gli esseri umani debbano ridere per non impazzire. Perchè se pensassimo un attimo, se pensassimo veramente a tutto quello che succede nel mondo, non avremmo più la forza di alzarsi al mattino. Perchè siamo fatti per ridere su tutto. Ridere sui bambini che muoiono. Ridere sugli Handicappati. Ridere sugli ebrei. Ridere per pensarci, ridere per commemorarli a modo nostro, ridere per acquistare consapevolezza, ridere per commemorare, ridere per piangere in un modo diverso. Il ridere consente di parlare con leggerezza di cose terrificanti solo a pensarci, calarci per il tempo di una battuta in uno stereotipo stupido per poi ridere insieme della conseguenza dello stereotipo e dello stereotipo stesso. Seppellire con una risata un luogo comune, abbattere con una battuta un modo di dire obsoleto.
    "Ogni tre secondi un uomo viene investito, poveretto non fa nemmeno in tempo a alzarsi"
    ridiamo perchè se pensassimo veramente a un uomo ogni tre secondi, venti uomini in un minuto, milleduecento uomini in un'ora, che perdono la vita, milleduecento figli, milleduecento padri, milleduecento mariti, milleduecento famiglie che li piangono, milleduecento funerali e riposi in pace e milleduecento case buie e vuote, milleduecento quieti mortali del dopo funerale, ne moriremmo anche noi. Ridiamo alle battute sugli ebrei perchè se veramente immaginassimo di vivere in un campo di concentramento, la fame, il dolore, l'umiliazione, la tortura, e se immaginassimo che un essere umano è riuscito a progettare tutto questo, perderemmo ogni fiducia nell'uomo e ci considereremmo bestie. Ridiamo sulle malattie genetiche più devastanti per fare gli scongiuri, per allontanare la paura che un giorno capiti a nostro figlio, per pensare con un brivido che sarebbe potuto capitare a noi. E chi lo repelle, chi lo considera disgustoso e si lancia in sgrammaticate crociate multimediali, non capisce il valore di un simile guscio, un guscio che ci protegge dal suicidio, l'ultimo modo per ridere del brutto del mondo e non morirne."

     

    E voi, cosa ne pensate?


  3. Buonasera, ho un'altra poesia *scurisce la voce*

     

    Come un capro assai affamato
    Bruca e pascola lo membro mio
    S' agita confuso e indemoniato
    Cercando poi rifugio nell' oblio.

    Gongolando si bea nella merd4
    Belando barricato ben bisbiglia
    Allitterazion che nel dir si perda
    Latra colei che con brio lo piglia.

    Eroticamente anela alla lussuria
    Sorride fluttuando nello sterco
    Il capo è gonfio come un' anguria
    Dentro il cul0, il piacer ch' io cerco.

    E' un corpo a corpo con lo str0nzo
    Che va cercando l' eretto arnese
    Sia lui sobrio, oppur sia sbronzo
    Cambian poco le ardite pretese.

    Come una curiosa costellazione
    Si dispongon delle feci i residui
    Sul mio glande ecco lo Scorpione
    Sul Gran Ca...rro danzano individui.

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